Ensemble Musagète e l’arte dell’interpretazione

Remo Peronato, Oboe e componente de L’ensemble Musagète, un’orchestra d’eccellenza del panorama musicale vicentino il cui sito è ospitato nei nostri server, ci ha gentilmente concesso un’intervista. Il loro repertorio spazia tra il periodo classico e il Novecento, includendo autori dei nostri giorni.

L’ensemble dopo aver realizzato due compact disc (Velut Luna 2006 e 2007) con opere di Schubert, Cambini, Beethoven e Campogrande torna nel 2019 alla produzione discografica con MICROCOSMI (Stradivarius) nel quale sono raccolte alcune delle più interessanti trascrizioni cameristiche proposte dall’ensemble: il secondo concerto per pianoforte di Chopin, i Trois Nocturnes di Debussy e il Siegfried-Idyll di Wagner.


L’Ensemble Musagète nasce nel 2001 dalla collaborazione tra il maestro Giovanni Guglielmo (1935-2017), e un gruppo di giovani musicisti. Si potrebbe dire che siete un ponte nella tradizione musicale?

In effetti, quando il gruppo si è formato quasi 20 anni fa, eravamo tutti molto più giovani! Il Maestro è stato per noi una guida, un esempio per la passione e dedizione che sempre metteva nel fare musica.

Non ci ha mai fatto pesare la sua enorme esperienza, che spaziava in un repertorio vastissimo, ma ci ha trasmesso con leggerezza – attraverso mille aneddoti o la sapienza di un gesto ben misurato – un approccio sempre curioso e calibrato alla musica.

Forse è un po’ esagerato affermare che siamo gli eredi di questa grande tradizione, ma sicuramente il suo insegnamento e il suo atteggiamento alieno da ogni enfasi o retorica rimane per tutti noi un insegnamento fondamentale.

Nelle vostre esecuzioni proponete autori che vanno dal periodo classico al Novecento, ma anche autori di oggi, alcuni dei quali vi hanno dedicato delle opere. Qual è la vostra idea di interpretazione, in particolar modo durante le esecuzioni dal vivo? Percepite cambiamenti d’animo anche nel pubblico?

Questa è una domanda piuttosto complessa. In poche parole possiamo però dire che in quanto esecutori di una pagina musicale, ne siamo anche interpreti.

Nell’affrontare un’interpretazione sono poi molte le componenti e gli aspetti di cui tenere conto: la partitura innanzitutto, ma poi anche le motivazioni e l’occasione che l’hanno resa possibile, il contesto in cui è nata, la funzione che gli ha attribuito l’autore, e poi le aspettative del pubblico e di chi eventualmente ha commissionato quell’opera…

L’interpretazione si gioca all’interno di un circolarità in cui tutti questi elementi (autore, partitura, esecutori, pubblico, contesto…) hanno un ruolo importante. Ciò vale sia rispetto a partiture di autori storici, sia a pagine delle quali possiamo discutere con il compositore “in carne ed ossa”.

Come suggerisce implicitamente la seconda parte della domanda, anche il pubblico entra a far parte dell’interpretazione. Perché senza pubblico non ci sarebbe il concerto e quindi la musica!

Inoltre, anche se può sembrare un po’ esagerato a dirsi, il silenzio che talvolta si crea in una sala da concerto possiede una sua propria vibrazione. Si percepisce dalla qualità di questo silenzio quanto la musica – e quindi la nostra interpretazione – sia riuscita, abbia scosso la sensibilità del pubblico.

E’ cambiata la composizione e la vita del gruppo negli anni? Se si, come avete vissuto la ricomposizione dell’ensemble?

La composizione del gruppo è sostanzialmente la stessa che aveva vent’anni fa. La grande perdita è stata quella della scomparsa del Maestro Giovanni Guglielmo nell’estate del 2017.

Negli oltre quindici anni vissuti musicalmente insieme il Maestro ha però sempre esercitato la sua presenza autorevole in modo discreto e saggio: ci ha condotto infatti in modo naturale a una maturità artistica che ha reso questa perdita non meno dolorosa, ma sicuramente meno traumatica.

Quale rapporto c’è secondo voi tra la musica e l’ambiente?

La musica, in quanto arte o disciplina performativa, non può esistere senza uno spazio. Quando pensiamo all’ambiente oggi però ci riferiamo essenzialmente ai guasti che la presenza dell’attività antropica arreca alla natura, al mondo fisico che ci circonda.

In questo senso la musica è in qualche modo neutrale, ma non lo sono i musicisti così come non lo è il pubblico. Possiamo senz’altro affermare che la musica che noi proponiamo – fondamentalmente acustica e da camera – è una forma di performance a basso impatto sull’ambiente, ma poi sta ai nostri comportamenti individuali e collettivi far sì che la nostra presenza su questo pianeta sia meno dannosa.

Possiamo seguire l’Ensemble Musagète dal loro sito WordPress e dai social

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